Spunto di Riflessione: i terremoti e i castighi di Dio” di Fra Cristoforo

Voglio segnalarvi la predica di un sacerdote che ci ha mandato un nostro lettore, a proposito dei terremoti e del castigo di Dio. Tale sacerdote si chiamava sant’Annibale Maria di Francia (1851-1927). Era messinese. Ed era davvero un santo sacerdote.

Senza mezzi termini, senza reticenze e timori, io vi dico, o miei concittadini, che Messina è sotto la minaccia dei castighi di Dio: essa non è meno colpevole di tante altre città del mondo che sono state distrutte o dal fuoco o dalle guerre o dai terremoti: deve dunque aspettarsi da un momento all’altro di subire anch’essa la stessa sorte…
Ecco il terribile argomento del mio lacrimevole discorso.

Io comincio da farvi una enumerazione di tutti quei motivi pei quali i castighi del Signore su questa città appariscono alla mia atterrita fantasia quasi inevitabili.
I. Il primo motivo è che i nostri peccati reclamano i castighi di Dio. Presso di noi “peccato” è una parola di poco peso. Lo commettiamo con la massima facilità, ci abituiamo assai naturalmente, arriviamo a bere l’iniquità come acqua e con l’anima piena di peccati e di delitti ridiamo, scherziamo, dormiamo e pensiamo ad acquistarci il ben vivere per peccare ancora di più.
Se qualche volta ci pentiamo, è un pentimento superficiale e momentaneo: ben presto si torna al vomito.
Leggiamo la Sacra Scrittura, interroghiamo la storia di tutti i secoli, e noi troviamo che Dio punisce non solo nell’altra vita, ma anche in questa. Diluvi sterminatori, terremoti distruttori, guerre, epidemie devastatrici, carestie, siccità, mali sempre nuovi e incogniti: tutto dimostra che Iddio castiga severamente i peccati anche in questa vita. Messina ha peccati?
O miei concittadini, rispondetelo voi!
Qui la bestemmia regna sovrana. Qui l’indifferentismo religioso non è poco; qui l’usura, il furto, gli omicidi apertamente, per strada, di giorno. Qui la cattiva stampa. Qui gl’insegnanti atei, le superstizioni sono all’ordine del giorno. Vi è lo spiritismo, vi sono le magherie, vi sono i sortilegi.
In Messina vi è la disonestà divenuta abitudine; vi è l’avarizia e la durezza del cuore per cui si lasciano perire i poveri e il danaro si spende piuttosto nel lusso. Tutti questi peccati gridano al Signore: “Signore, affrettati punisci!”.
II. Un secondo motivo per cui dobbiamo ritenere per certi i castighi di Dio, è che tante altre città a noi vicine hanno già avuto questi castighi, appunto perchè avevano i nostri stessi peccati.
Ora, se Dio punì quelle città che avevano questi stessi peccati, perchè non punirà anche noi? Dio è giusto.
III. I castighi di Dio verranno su di noi perchè abbiamo avuto diversi avvisi e non ne abbiamo fatto caso.
Undici anni or sono, la terra ci tremò sotto i piedi. Dopo 4 anni, il 1898, terremoti: minore fervore. Finalmente 40 giorni fa terremoti. Che si fece? Nulla!
Il popolo, le famiglie rimasero indifferenti!
Ci siamo abituati. Ci sembra che godiamo d’un privilegio d’immunità presso Dio e che possiamo peccare a nostro bell’agio.
Ah, non è così! Tutti questi replicati avvisi non sono che i lampi e i tuoni precursori dell’imminente scoppio dell’uragano!

IV. La nostra storia, fin dall’origine, ci accerta che Messina, quando in un’epoca quando in un’altra, è stata visitata sempre dal divino flagello. Il passato insegna l’avvenire.
Se Iddio per tanti secoli ha fatto così con questa città, perchè deve mutare adesso la sua condotta?
Ed aggiungo che è da molto tempo che Messina è esente dal flagello di Dio. Altra volta non passavano dieci o dodici anni che o la guerra o le epidemie visitavano questa città. Dal 48 all’87 è stata un’alternativa di guerre e di colera. Ma dall’87 a noi, circa 20 anni, completa esenzione da pubbliche e violente calamità. Che significa?
Che Messina da quel tempo ha forse commesso meno peccati di prima? Ah, tutt’altro! Piuttosto significa che quanto Iddio ritarda…
Ma a me sembra che fin da quando io ho preso a dimostravi che i castighi di Dio sono per noi inevitabili, voi abbiate cominciato ad appellarvi alla divina Misericordia.
Adunque tutto ci dà a temere che i castighi di Dio sono già prossimi a piombare sulla nostra città.
Ahimé!
Io sento che tutto in noi e fuori di noi domanda i castighi di Dio.
E noi che facciamo? Noi seguitiamo a chiamare i divini castighi, e provochiamo il Signore che ce li manda.
Mi è occorso più di una volta di sentire con le mie orecchie persone a dire: “Se Dio sapesse fare le cose, manderebbe un terremoto e ci subisserebbe tutti”. Empia parola!
E non è questo uno sfidare la divina collera, perchè ci subissi tutti col terremoto?

E qui non posso nascondervi, fratelli miei, che appunto il terremoto è il flagello col quale io temo che il Signore voglia punirci.
Diverse ragioni di ciò mi persuadono:
1° In primo luogo, regna in Messina tale indifferentismo, tale acquiescenza col peccato, tale noncuranza dei castighi di Dio, che abbiamo bisogno di essere scossi: abbiamo bisogno di un castigo che ci scuota, che ci atterrisca, che ci risvegli! E tale è il terremoto, quando è veramente forte sterminatore!
2° Questo è il flagello che pare abbia preso Iddio attualmente nelle sue mani: questo flagello ha fatto rumoreggiare. E le minacce che ci ha fatte non sono state minacce di guerra ma di terremoti!
3° Perchè il terremoto per quanto è terribile ha però questo di buono, che apporta una conversione generale! È un gran missionario. Si resiste alle prediche. Ma quando ci sentiamo tremare…
4° È da molto tempo che questo flagello in tutto il suo rigore non viene su di noi. L’ultimo che rovinò Messina avvenne nel 1783, vuol dire centoventidue anni fa.
La nostra storia ci fa sapere che dal 1360 in poi vi sono stati in Messina i terremoti quasi ad ogni secolo più o meno. Ora sono passati un secolo e 22 anni dall’ultimo terremoto, ed oggi pare che questa misera città stia aspettando da un momento all’altro la sua rovina!

(San’Annibale Maria Di Francia; Appunti di predica, 15 novembre
1905, in Scritti, vol. 55, doc. 2005).

Buona meditazione.

Fra Cristoforo

(https://anonimidellacroceblog.wordpress.com/)

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