“Avvenire (il giornale dei Vescovi): possibili i metodi contraccettivi artificiali – Humanae Vitae non è infallibile, nè irreformabile” Di Finan Di Lindisfarne

Perdonatemi se sono andato subito al sodo nel titolo.
Non mi piacciono i giri di parole.

Questo articolo di Avvenire mi ha fatto rabbrividire, perchè (vi invito a leggerlo tutto), il giornalista ne fa un problema ideologico. Un problema
di diatriba dottrinale.

https://www.avvenire.it/famiglia-e-vita/pagine/humanae-vitae-sguardi-sul-futuro

Tradizionalisti contro pro-papisti. Solito.

L’excursus, partendo da alcune dichiarazioni fatte da Paolo VI (che non ho la possibilità di provare ma accetto per veritiere) vuole dimostrare come tutto sia relativo e non eterno nel tempo.

Un continuo divenire. Anche ciò che è morale.
Da Pio XI che dichiarava proibiti pure i metodi naturali, a Paolo VI che invece li dichiarava come unico metodo, a Francesco che invece (grazie allo Spirito Santo) apre al condom o alla pillola o quello che vi pare -il succo è lo stesso.

Lo Spirito Santo è un cambiare continuamente.
Questa è la nuova visione dello Spirito Santo che serve a cambiare, concedendo un tassello alla volta in direzione dell’autarchia dell’essere umano, liberato finalmente dai “fardelli della morale” (le famose pietre che non vanno scagliate contro i fratelli).
Uno Spirito Santo, che mi viene da dire, parla in un epoca o poi smentisce in quella successiva quello che aveva suggerito.

C’è qualcosa che non quadra, signori.
Non può funzionare un concetto del genere. Siamo al relativismo più totale.
Che senso avrebbe allora aderire alla Parola di Dio se tutto è il contrario di tutto?
E non è rigidismo, il mio. E’ prudenza e preoccupazione di “interpretare” la Parola di Dio a tal punto di stravolgerla.

L’articolo si conclude affermando che, alla luce di Amoris Laetitia, così spiega Papa Francesco: «Comprendo coloro che preferiscono una pastorale più rigida che non dia luogo ad alcuna confusione. Ma credo che sinceramente che Gesù vuole una Chiesa attenta al bene che lo Spirito sparge in mezzo alle fragilità…».

Quindi il nocciolo è: lo Spirito Santo in questo tempo ha deciso che i contraccettivi vanno bene. Prima invece era diverso. Perchè lo Spirito Santo è come un mutante.

Siamo impazziti?!

Ma non avete ancora compreso che, se assistiamo a questa emorragia di migranti e all’indebolimento della nostra struttura, è perchè siamo diventati un popolo sterile che non fa abbastanza figli?
E la vostra soluzione sarebbe quella di proporre i contraccettivi, gentili Vescovi?

Dilaga l’immoralità sessuale, vige il concetto di non avere regole, il fluidismo sessuale, il gender, il sesso usato come suprema libertà egoistica.
Le nascite sono basse, gli italiani non fanno figli. Perchè? La solita risposta è che non hanno lavoro.
Bene, sarà anche così per alcuni. Altri -ne conosco direttamente- non hanno voglia! Preferiscono uscire la sera. Se nascesse un figlio come farebbero poi? Salta tutta la vita sociale serale?

In questo scenario in cui la Chiesa è chiamata ad essere FERMA e a cercare di raddrizzare questo popolo di cristiani indolenziti, cosa fa il giornale dei Vescovi?
SOLUZIONE: I CONTRACCETTIVI.

Io non ho parole. Sono disgustato dalla stupidità che esce dalla mente di costoro.
Altro che problema dottrinale come se fosse una partitella ‘Rigidi VS Non Rigidi’, farlocchi sofisti senza discernimento.

Qui è un problema di una cività -la nostra- che cola a picco e rischia di scomparire! La civiltà Cristiana.

E se siamo arrivati ad avere coppie sposate che decidono di non fare figli perchè “non si sentono pronte”, oppure fanno massimo un figlio, è grazie
a tutto quest’ultimo cinquantennio post 1968 che ha scardinato quel SENSO DEL DOVERE CRISTIANO (DI FARE, appunto, i FIGLI).

Gran bella retorica, in questo articolo!

Grazie ad Amoris Laetitia (che in latino significa LA LETIZIA DELL’AMORE) -quindi- impariamo che lo Spirito Santo ci consiglia nel 2017 che possiamo tranquillamente usare i contraccettivi, e che Pio XI era un mentecatto rigido, mentre Pacelli lo era un pò meno e Paolo VI ancora un pochino meno?

Il panorama è desolante.

Ci meritiamo sul serio di essere invasi dai musulmani, se il quotidiano dei Vescovi promuove queste mentalità contrarie al Vangelo e all’apertura alla vita.

Questo insegnano i Vescovi, oggi. A non percepire più come un DOVERE quello di DONARSI COME COPPIA SPOSATA e quindi fare figli E DONARLI A DIO STESSO.

I nostri bisnonni non avevano niente. Forse un orto e tre galline. E facevano 12 figli.
Noi abbiamo gli smartphone e 1000 comodità e facciamo a malapena 1 figlio.

La mancanza di lavoro? La povertà sociale?
Abbiamo tradito Cristo. Cosa vogliamo pretendere, signori miei?

E pensate sul serio che la salvezza sia in Amoris Laetitia?
La salvezza sta in corsi di preparazione ai matrimoni dove come primi argomenti trattati sono i metodi con cui evitare di fare i figli invece di insegnare che il figlio è un dono di Dio?
“Siate fecondi e moltiplicatevi” (Dio) – “Siate infecondi grazie ad ‘Amoris Laetitia'” (Avvenire)

Addio.
Game Over.

Finan Di Lindisfarne

Ecco gli estratti principali di queste grandi e profonde “perle di saggezza”, scritte sul quotidiano dei Vescovi.
VERGOGNA!!!

«Il panorama della famiglia è completamente cambiato – riprende l’esperta – e così quello della coppia e della generazione dei figli. Quindi nell’ottica della realtà che è superiore all’idea, secondo quanto ci insegna papa Francesco, abbiamo ritenuto di non poter liquidare questo appuntamento come una ricorrenza formale».

La grande domanda sullo sfondo è quella di capire come mettere in sintonia il quadro normativo di Humanae vitae con la tensione al rinnovamento alla luce del primato della coscienza che si respira in Amoris laetitia.

Papa Francesco: «la Parola di Dio non può essere conservata in naftalina come se si trattasse di una vecchia coperta da proteggere contro i parassiti! No. La Parola di Dio è una realtà dinamica, sempre viva, che progredisce e cresce perché è tesa verso un compimento che gli uomini non possono fermare».

Un criterio che sarebbe difficile non applicare a una realtà così mutevole e complessa come i rapporti di coppia.

Humanae vitae andrebbe in qualche modo sviluppata, fatta crescere.

«Non si tratta di negare l’impianto dottrinale che attinge direttamente al deposito della fede ma – conclude Emilia Palladino – di riflettere sulla forma indispensabile per parlare agli uomini e alla donne del nostro tempo. Non vogliamo dare ricette ma mettere in crisi, nel significato più nobile del termine, cioè sollecitare una nuova crescita nella fede».

Chi pensa che quanto scritto da Paolo VI in Humanae vitae sia per le coppie credenti un obbligo da perpetuare “nei secoli dei secoli” ignora non solo la storia della Chiesa, soprattutto quella dell’ultimo secolo, ma anche quanto detto dallo stesso pontefice riguardo all’opportunità di non considerare i contenuti dell’enciclica né infallibili né irreformabili.

Vuol dire che sia arrivato il momento di rottamare Humanae vitae? Niente affatto. L’anniversario del mezzo secolo può anzi diventare l’occasione per risanare le divisioni che, proprio sul punto hanno segnato e ancora segnano il mondo cattolico, alla luce di un’operazione di verità e di saggezza.

Tutt’altro che principi cristallizzati in eterno come vorrebbero far credere i più arcigni difensori di una morale fuori dalla realtà, ma riflessioni e indicazioni calati in un naturale dinamismo collegato al cammino dell’uomo incarnato nella storia. Ne ha parlato ieri, durante la prima “lezione” del corso alla Gregoriana, Giuseppe Bonfrate, del dipartimento di teologia dogmatica dello stesso ateneo.

Il divieto è quello espresso da Pio XI nella Casti connubi (31 dicembre 1930). L’unica prospettiva ammessa per l’atto coniugale è quella generativa. Ogni “attentato” dei coniugi per privare l’atto della sua forza e impedire la procreazione va considerato “turpe e disonesto”.

Passano vent’anni e Pio XII torna sul tema con il celebre “Discorso alle ostetriche italiane” (29 ottobre 1951). Tra gli altri argomenti papa Pacelli affronta quello della contraccezione e apre timidamente, pur con un’ampia casistica di indicazioni contrarie e di distinguo, alla pratica dei “tempi infecondi”.

Una svolta che suscitò critiche e accuse di violazioni dottrinali simili a quelle rivolte in questi in questi mesi a papa Francesco.

L’11 agosto 1968, presentando il documento alla stampa, monsignor Ferdinando Lambruschini, allora ordinario di teologia morale alla Lateranense, dopo pochi mesi nominato arcivescovo di Perugia, spiegò – su diretta richiesta del Papa – che quel testo non doveva essere considerato né infallibile né irreformabile.

La scelta di Paolo VI: “Sia benedetto chi dissente”

Che differenza rispetto ai fustigatori implacabili dei nostri giorni. Perché non domandarsi da dove nascesse questa attenzione per le ragioni degli oppositori? Se davvero fosse stato convinto dell’indiscutibilità delle sue tesi avrebbe mostrato altrettanta disponibilità nell’ ascoltare ragioni contrarie a quelle espresse in Humanae vitae?

Al primo gruppo si iscrivono teologi e studiosi che, su sollecitazione del John Wijngaards Catholic Research di Londra, hanno messo a punto un documento per chiedere la modifica della posizione tradizionale sui cosiddetti “contraccettivi artificiali”.

Si tratta davvero una posizione coerentemente cristiana? Così spiega Papa Francesco in Amoris laetitia: «Comprendo coloro che preferiscono una pastorale più rigida che non dia luogo ad alcuna confusione. Ma credo che sinceramente che Gesù vuole una Chiesa attenta al bene che lo Spirito sparge in mezzo alle fragilità…».

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